LINOTYPE & LINOTIPISTI

l'arte di fondere i pensieri in piombo

 

PRESENTAZIONE
Amici della Linotype

Andar per Linotype
Posta di Linotype & Linotipisti

Recensioni

LA STORIA
Verso la composizione meccanica
Genesi della Linotype
L'inventore
La Linotype
Linotype in passerella
I meccanismi segreti

LINOTYPE WORKS
Italtype
Menta
Novatype

Linotype in England - L&M
Intertype

MATRICI
Come si fabbricava una matrice

Il percorso della matrice

Traldi & Simoncini

 

RICORDANDO LA LINOTYPE
In punta di penna

Musei della stampa con Linotype

Neram (Armidale, Australia)

 

CURIOSITà
Cent'anni di Linotype
Linotype in versi
Etaoin
Linotype in filatelia

Linotypistes
Linotype in mezzo al mare

Fuoritesto, foto mai viste

Donne in tastiera

LINOTIPISTI
Linotipisti italiani
Diario di un linotipista

Nostalgia
One last line of type

Scuola Grafica Salesiana

GIORNALI & LINOTYPE
La Stampa (Torino)

Gazzetta del Popolo (Torino)
Secolo XIX (Genova)
Tribuna de Lavras (Brasile)

La Nación (Argentina)

El Clarín (Argentina)

The Modesto Bee (California)

Herald & Weekly Times (Australia)

 


In punta di penna

 

La terza pagina di Linotype & Linotipisti

 

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La Linotype (come il primo amore) non si scorda mai

TRIESTE. «Ho visitato più volte il suo sito e finalmente le scrivo. Mi chiamo Pietro de Dominicis, sono di Trieste. Lavoro (da quasi 35 anni ormai...) alla tipografia Villaggio del Fanciullo di Opicina, frazione carsica del comune di Trieste. Ho cinquant'anni e ho avuto la fortuna e il privilegio di iniziare questa professione (nel 1978) come compositore a mano e poi, dal gennaio '80, come linotipista. A dire il vero ho iniziato a lavorare saltuariamente alla linotype da subito, per prendere confidenza con questa meravigliosa macchina imparando così lo straordinario e affascinante mestiere del linotipista. Quegli anni, anche se lontani, hanno segnato profondamente il mio modo di lavorare e di pensare.

«L'attività di linotipista non l'ho potuta svolgere per molto. Nell'estate del 1984 sono passato definitivamente alla fotocomposizione. E quanta fatica per imparare la tastiera dattilografica... Mi ricordo che, a volte, quando in monitor (in quel tempo i caratteri visualizzati erano verdi su fondo antracite) vedevo un refuso allungavo la mano per correggere l'errore. Mi portavo dentro il movimento che facevo con la mano per sostituire la matrice nel compositoio...

«La ringrazio di cuore per avermi fatto rivivere quel periodo che è stato il più bello della mia vita in azienda, anche se, onestamente, ancor oggi non mi mancano le soddisfazioni professionali malgrado la grave crisi che sta attraversando l'azienda in cui lavoro e tante altre industrie grafiche nel territorio nazionale.

«Ci tenevo a scriverle queste righe per testimoniare quanto una professione può entrare nell'animo ed essere così importante da rimanere impressa per tutta la vita. Ricordi indelebili che lei mi ha fatto rivivere scaturendo in me la nostalgia dei tempi andati. Potrei scrivere per ore su questo argomento, ma mi trattengo. Non voglio farle perdere troppo tempo davanti a un monitor... Cordialità e grazie di cuore».

Pietro de Dominicis (3 luglio 2013)

 

Ode alla Linotype e a un mestiere che fu

CARRARA (MS). «Quando nell'inverno del 1986 mi recai nella vecchia tipografia di Fidenza a visionare una "macchina per comporre" (che un vecchio tipografo apuano mi aveva suggerito) sollevai il coperchio di un mondo fino a qual momento sconosciuto. Track, track, tin, tin, ... i rumori che anno dopo anno divennero familiari, poi un giorno sono cessati. Le matrici che rientravano nei loro magazzini non sono più uscite. Il piombo si è solidificato nel crogiuolo. E silenzioso, arrivò il computer. Ibm aveva soppiantato Edoardo Grioni».

Emanuele BONOTTI, TimbriNova (5 gennaio 2012)

 

La Linotype, «un pezzo della nostra vita»

TORINO. «Ho trovato con molto piacere su Internet  "Linotype & Linotipisti" e ne sono rimasto colpito. Non sono un linotipista, ma sono stato allievo della Scuola Grafica Salesiana di Torino, poi montaggista, fotolitografo, tipografo su Stella e Super e anche legatore. Ma la cosa più importante è che sono il figlio di Giovanni Gagliardi, anch'egli allievo della S.G.S. di Torino, poi linotipista della "Gazzetta del Popolo" e soprattutto Linotipista in proprio per circa trent'anni.

«Mio papà oggi ha ottant'anni e gode di buona salute. Con il suo lavoro nella sua "boita" ha allevato e cresciuto sette figli, con tante, tante righe di piombo. Io e i miei fratelli siamo nati e cresciuti nella linotipia di via Cesare Lombroso, lì abbiamo giocato (facevamo intere città con le righe di piombo), vissuto e lavorato (pulizia degli spazi, delle matrici e dei magazzini, impegnati anche a "tirare le bozze", a portare e riprendere con il furgone i pacchetti con le righe di piombo alle piccole tipografie).
«Bei ricordi, ma ora nei locali della linotipia che fu ancora per anni in uso di mio fratello e mia sorella, che l'avevano modernizzata con Mac e fotocomposizione, è tutto fermo e silenzioso, così abbiamo deciso di svuotarla.

 

La Mod. 5 del maestro linotipista Giovanni Gagliardi

«C'è ancora una linotype (mi sembra mod. 5 con profondità inglese) ancora funzionante, lavamatrici, portamagazzini, magazzini e matrici. Conosco il Museo della stampa di Mondovì e mi piacerebbe che la lino di mio padre e tutti gli altri macchinari finissero nel vostro museo.

«Non vorrei che tutto andasse alla rottamazione o finisse chissà dove... E', e rimane, un pezzo della nostra vita».

Marco GAGLIARDI (3 febbraio 2010)

 

 

La Mod. 31 del Piano Marshall

alla tastiera un figlio d'arte

CESANO MADERNO (Milano) «Considero il vostro sito veramente bello e completo. Io, nonostante sia nato nel 1973, non ho nostalgia della linotype solo per il semplice motivo di aver la fortuna di possederne una del 1948 perfettamente funzionante, con numerosi caratteri, pezzi di ricambio e manuali cartacei dell'epoca. Ho la capacità di saperla usare e posso garantirle che ancora oggi in alcuni settori (stampa a caldo e timbri) la linotype offre ancora una qualità inavvicinabile dalle moderne tecnologie. E' limitata e poco versatile, ma ha una definizione spettacolare. Ho anche visto smontare, montare e aggiustare un centinaio di queste macchine. Conosco le Linotype, Intertype, Menta e anche quelle strane macchine russe Novatype. Mio padre, che ha fatto il montatore grafico dagli Anni 60 agli Anni 90 del secolo scorso, continua a ripetere che è una macchina meccanica creata da un genio che ha sfidato la meccanica. Le macchine compositrici che non mi sono mai piaciute sono le Monarch e le Elektron, velocissime, ma piene di problemi. Dicono che questi modelli sono stati "il canto del cigno" delle compositrici lineari a caldo.

«Non si deve sorprendere troppo nel trovare ancora macchine perfettamente funzionanti: a Milano e provincia sono attive ancora una quarantina di linotype impiegate principalmente per la stampa a caldo. In qualche timbrificio non è solo "un pezzo da museo", ma ha trovato altre impieghi; chi ha la fortuna di possederne una se la tiene ben stretta. 

«La storia della mia linotype la posso così riassumere: è una Mod. 31, numero di matricola 66521, è arrivata in Italia con il Piano Marshall nel 1948, prodotta dalla Linotype Mergenthaler Co. di New York e importata dalla filiale italiana Etelia di Firenze; in origine aveva il riscaldamento a gas ed era priva del centratore. Prima di arrivare da me ha lavorato per molti anni dall'editore De Agostini. Penso che abbia sentito parlare di mio padre, operaio prima alla società Etelia poi alla società Capitini, più tardi ha fondato la R.M.C. in via Gianbellino a Milano, poi si è messo in società con Giuseppe Faccioli in via Cufra, sempre a Milano, fino al 1985. In ultimo ha dato vita alla SE-TRA dove ha lavorato fino al 1996. E' per questo che ho la fortuna di conoscere bene questi capolavori di meccanica e i più di diecimila pezzi che la compongono. Dimenticavo: ho una notizia che non ho trovato sul suo sito: l'ultima linotype è uscita dalle linee di produzione nel dicembre del 1971 nella filiale inglese».

Alessandro TRAGNI (1 luglio 2009)

 

Una bella morettina di 44 anni

Missaglia (Lecco). «Carissimo Giorgio, desidero farti conoscere, in anteprima, il mio nuovo grande amore. E' una morettina che ha appena compiuto i 44 anni. Per decenni ha insegnato alla scuola dei Pavoniani di Milano poi, come accade spesso, l'ingratitudine umana l'ha relegata in un angolo senza prospettive. Ha un bel carattere e anche il corpo non è male (porta la N° 5). Per ora con lei sono solo ai preliminari, l'ho fatta a pezzi e sono entrato nel suo cuore per poter meglio cancellare le ferite e le impudicizie del suo passato (è passata per molte mani) e, con la supervisione di un caro amico, non vedo l'ora di iniziare a montarla. E' un po' complicata ma anche molto disponibile, si scalda presto dopo di che è capace di prestazioni incredibili. La sua dote migliore è quella di sapere mettere tutti in riga».

Antonio Scaccabarozzi (12 febbraio 2008)

 

   

Missaglia (Lecco). «Grazie per la pubblicazione sul sito. E' vero, ci vuole tecnica e sentimento ma anche tanta passione e tu in questo sei un grande maestro. A giorni ti spedirò un piccolo album di foto con la sequenza del ritrovamento, trasporto, smontaggio, pulizia, revisione, rimontaggio e collaudo della mia Morettina. E' stata un'emozione grande, dopo tanto lavoro, quando sotto gli occhi vigili dell'amico Franco Pastorello, ho battuto il nome della mia nipotina MARTA... mi sembrava di essere uno scolaretto; poi silenziosa e calda, senza che me ne rendessi conto, la prima riga è scivolata sul vantaggio: era tutto ok!».

Antonio Scaccabarozzi (12 marzo 2008) 

 

Dalla linotype delle Officine Salesiane

alla laurea

CLIFFSIDE PARK (New Jersey). «Mi chiamo Paolo, ho 64 anni, sono originario di El Salvador. Imparai l'arte tipografica nelle Officine Salesiane del Collegio di Santa Cecilia, di Santa Tecla, El Salvador. Lì imparai a operare su una Linotype a quattro magazzini. Dopo lavorai nelle tipografie di "El Diario de Hoy" di San Salvador, nel Centro America. Lasciai questa professione nel 1969 quando le nuove tecnologie (i computer) iniziavano a sostituire il lavoro delle Linotype. Grazie alla mia occupazione come linotipista continuai gli studi sino a laurearmi avvocato.

 «L'arte tipografica è stata un'esperienza straordinaria nella mia vita. Aver conosciuto la Linotype ha regalato sicurezza alla mia esistenza, poiché lavorare a quella macchina mi ha sempre meravigliato; conoscere i suoi meccanismi, curarla, smontarla e rimontarla mi diede molta gioia. Anche se sono trascorsi parecchi anni ho un ricordo preciso di quei momenti che ho passato immerso nel singolare suono della Linotype in movimento. I sacerdoti che mi insegnarono erano della Congregazione salesiana fondata da San Giovanni Bosco».

Pablo A HERNANDEZ, abogado (30 gennaio 2008).

 

Le righe del passato

sul vantaggio della memoria

TORINO. «Come ti sei permesso di violare la mia privacy (una volta si diceva: sono affari miei!) con questa tua intrigante "arte di fondere i pensieri in piombo". E bravo il nostro psicologo della "matrice": amici, colleghi, ve la ricordate la linotype, quante storie di vita fuse nel piombo, fissate dagli stereotipisti e stampate dai rotativisti... Ti credevo un amico... Ci conosciamo da una vita, abbiamo iniziato nella stessa linotipia (da Sandro Arata, padre di Carla, una delle protagoniste del capitolo "Donne in tastiera"), siamo andati (o mandati) in pensione più o meno nello stesso periodo, dopo di che avevo deciso di "fuggire da tutti i ricordi", preparandomi a una tranquilla, o noiosa?, esistenza nel dolce pensare a niente. Poi un giorno arrivi tu, servendoti di quelle "maledette" nuove tecnologie, di Internet (e anche con il passaparola) riesci a risvegliare l'interesse e a far affiorare la nostalgia di tutti gli ex linotipisti e non (ogni volta che ci ritroviamo sono sempre più numerosi quelli che non appartengono alla nostra "razza": editori, "proto" di tipografia, impaginatori, compositori a mano) nel ricordo di quelle straordinarie tipografie che abbiamo conosciuto.

«Non solo dall'Italia, ma anche da tutto il mondo, arrivano le testimonianze di giornalisti (alcuni dei quali abbiamo conosciuto ai tempi di "Tuttosport" e de "La Stampa"), di proprietari di tipografie che ancor oggi parlano della linotype come di un mito, così come i musei della stampa sorgono ovunque per non dimenticare l'epoca del "piombo", il nostro lavoro, le nostre storie. Con la complicità delle bellissime poesie di Tonino Bergera, sei riuscito a interrompere il ritmo "vegetale" che mi ero imposto. Ora mi sono stancato, sono stufo, devo proprio dirtelo: grazie!».

Franco BISOGNANI, linotipista (gennaio 2006)

 

Ricordo il tintinnio delle matrici

VERVÒ (Trento). «Il ricordo del tintinnio delle matrici che come bravi soldatini rientravano nelle loro celle in attesa di riprendere il loro dovere per far conoscere a tutti - per mezzo di un bravo signore che le comandava - ciò che la loro composizione volesse dire, è a me molto caro. Quando una di esse faceva i capricci e non si allineava bene con le altre il comandante della Linotype le rimetteva in riga perché facesse bella e corretta figura nel compositoio. E' vero, il signor linotipista dalle agili dita le costringeva a un tour de force ma, quando il piombo caldissimo le avvolgeva nella mould, che soddisfazione sapere che il loro lavoro sarebbe servito per comunicare, istruire, informare; che soddisfazione per la piccola matrice che insieme a mamma Linotype e al suo papà linotipista hanno dato molto, per tanti anni, al mondo della stampa. Oggi se pur la composizione è diventata ultramoderna il ricordo della Linotype sarà sempre vivo e apprezzato per chi l'ha vissuto e amato come noi».

Primo GIANUZZI, meccanico-montatore di Linotype (14 maggio 2004)

 

Il dna del linotipista

MOMBARCARO (Cuneo). «Ho letto i titoli degli scritti sulla Linotype della pagina "In punta di penna" e li ho trovati stupendi. Mi ricordano gli anni migliori, quando l'arte del linotipista era una passione fatta di inventiva. Non si capiva, allora, che la linotype ti sarebbe rimasta dentro: le righe calde, il tintinnìo delle matrici che cadevano nel magazzino con suoni inconfondibili (dice bene Luciano Orsi: "La musicalità della linotype"), il profumo del piombo, col quale creavi parole, discorsi, libri. E' un dna acquisito il giorno che hai fuso la prima riga con la linotype.

«Siccome sto ultimando la "Storia dell'Alta Langa" (800 pagine, di cui farò un cd), ho inserito tutte le stele della mia zona e per l'occasione è venuto a trovarmi il professor Giovanni Mennella (docente di storia all'Università di Genova), il quale mi ha aiutato nella traduzione delle iscrizioni... Or bene, quando il professor Mennella mi ha chiesto qual era il mio "ramo", gli ho risposto: la linotype! Questo per confermarti che le radici (io direi quasi etnografiche), non si possono dimenticare».

Piero FRIGGERI, linotipista, poeta, scrittore, storico e pittore (15 luglio 2002)

 

Lavorare «a tempo di macchina»

ROMA. «Ho passato due ore meravigliose con "Linotype & Linotipisti". Ho "appena" 39 anni, ma il mio passato di linotipista lo conservo con molto orgoglio. Ho lavorato con macchine Nova, Intertype, Alfa, Mod. 5, Mod. 21, Mod. 31 e Comet. Il vero piacere era lavorare "a tempo di macchina", sempre, soprattutto di notte. Adesso faccio il pubblicitario e sulla tastiera del Mac sto cercando etaoin!!!».

Roberto RUFINI (21 maggio 2002)

 

Linotype e fotografie, antiche passioni

TORINO. «Ho visto questa sera il tuo sito sulla linotype: hai avuto una bellissima idea a dedicare una così vasta ed esauriente documentazione a una macchina e a una professione ormai scomparse. Vorrei poterne fare io uno sulle macchine fotografiche, che ho usato dal lontano 1952 (avevo allora 16 anni quando sono entrato da Moisio) e che, pure loro, oggi stanno scomparendo. Via il piombo dalla tipografia, così come è sparita l'emulsione d'argento e la pellicola. Con il progresso, per fortuna, non sono scomparsi i fotografi. Ora con il digitale ho visto sui quotidiani delle immagini stupende a colori da tutto il mondo, fatte da grandi fotoreporter free-lance che con questo nuovo apparecchio possono farle arrivare subito alle redazioni.

«A proposito di linotype, la prima volta che le ho viste è stato nel lontano 1949 quando sono andato a "La Stampa" con mio padre (che allora era capo nel reparto stereotipia ed è rimasto in quell'azienda per 45 anni) e abbiamo visto la grande folla che seguiva il funerale del grande Torino dalle finestre della tipografia di via Roma.

«Ora sono anch'io pensionato e provo a giocare con il computer con l'aiuto di mio figlio. Ho messo in rete un sito con le mie foto che ho scattato in decenni di vita da fotoreporter».

Piero DE MARCHIS, ex fotoreporter de «La Stampa» (19 maggio 2002)

 

«Ora fare il tipografo non è più divertente»

MAHOMET (Illinois). «Il settore tipografico ha subìto molti cambiamenti negli ultimi anni e anche il mio posto di lavoro ne è stato coinvolto: ci sono soltanto diciotto lavoratori nel reparto composizione dove ne lavoravano circa cinquanta quando arrivai nel 1978. E' stato offerto il prepensionamento a chi ha più di 55 anni e lavora in azienda da più di 15 anni. Così alla fine di marzo quattro di noi abbandoneranno il lavoro. Mi mancherà questo posto, ma già adesso mi sembra di essere in pensione. L'ultima settimana non c'è stato molto da fare per noi: gli annunci pubblicitari che arrivano via e-mail o computer sono soltanto più da numerare e da giustificare per poterli poi utilizzare. 

«Lo scorso settembre abbiamo completato la ristrutturazione tecnologica e stiamo impaginando a computer: il nuovo sistema "Saxopress" ci toglie tutto il lavoro di impaginazione manuale che ancora restava. Erano rimasti da comporre annunci pubblicitari e didascalie per le vignette. I miei colleghi dicono che "il divertimento se n'è andato, adesso non è più divertente fare il tipografo".

«Ho lavorato sia con le Linotype sia con le Intertype in diverse tipografie e giornali. Ho quasi settant'anni, passerò il tempo con i miei nipotini e a curare il giardino». 

Leo SCHWAIGER (23 gennaio 2002)

 

Il quotidiano trepidar alla «chiusura»

TORINO. «Ho navigato oggi il tuo "sito" sulla linotype. E' veramente bello e anche se, come ben sai, a "La Stampa" non sono stato un linotipista, mi sono veramente commosso e mi hai risvegliato un sacco di ricordi: i bei tempi dell'odore del piombo caldo che si confondeva con quello dell'inchiostro, il ticchettìo di sottofondo, la voce degli impaginatori ("Daje mes punt...", "Gavie 'na riga..." ["Aggiungi un'interlinea di mezzo punto...", "Togli una riga..."]), le bozze bagnate, Lino Vetere (il giornalista che abitualmente allora si occupava della quinta pagina di cronaca torinese che andava poi in ribattuta, n.d.r.) che tagliava, allungava, rifaceva i titoli, allargava le braccia sconsolato e alla fine il pezzo di chiusura (sempre in ritardo per colpa dei dimafonisti...) che veniva distribuito a pezzi ai linotipisti... Poi le ribattute. Che bei tempi mi hai fatto tornare alla mente! Oltre ai bellissimi ricordi mi devo complimentare per l'aspetto grafico e la buona padronanza del linguaggio elettronico: certamente ti ha aiutato il fatto di essere stato un eccellente "linotipista" e quindi con molta lodevole buona volontà hai ottenuto un risultato stupendo».

Pier Carlo GUERRINA, ex capo delle Telecomunicazioni de «La Stampa» di Torino (1 febbraio 2002) 

 

Qualche... pensiero nomade... 

dal piombo fuso al bit

OSPITALETTO (BS). «Grazie per avere ricordato i caratteri di composizione a caldo, unendoli in un ideale ponte senza tempo a quelli generati in forma digitale. Ho navigato il suo sito, non senza qualche nostalgia. Iniziai la professione di giornalista quando il piombo stava ormai concludendo la sua parabola, sul finire degli Anni Settanta. Ho però continuato ad amarne il ricordo cercando, per quanto nelle mie possibilità e nelle opportunità offerte, di avvalermi della composizione a caldo: così ho fatto comporre quasi tutti i libri che ho pubblicato, dal 1977 al 1999, quando il mio stampatore, che disponeva di matrici ormai usurate, cercò, e io con lui, un magazzino che consentisse di comporre con qualità accettabile. Seppi allora che la fabbrica di matrici Simoncini aveva cessato la produzione e che le poche Linotype ancora in funzione avevano ormai magazzini di matrici inadeguate: rinunciai al piombo. Le invio una copia di "Pensiero nomade" (stampato in 100 esemplari presso la Tipografia Tipolitotas di Brescia, n.d.r.): a partire da pagina 7 fino a pagina 21, troverà traccia del... viaggio dalla Linotype a Quark-Xpress. Questo libro ha segnato il passaggio dalla composizione a caldo a quella a freddo... Sì, il lavoro eseguito con la Linotype è davvero tuttora inimitabile, almeno lo è fino a oggi, quando a applicarsi ci sono persone appassionate, esperte e competenti. Chi sa che i miei colleghi, almeno quelli tra loro che hanno provato l'emozione di leggere una bozza chinati sul bancone di una tipografia, non trovino un tempo interiore che il nostro, tanto veloce, sembra aver fretta di travolgere, cancellando anche l'orma silente del ricordo».

Giordano Mariani (17 gennaio 2002)

 

 

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Idea, grafica e realizzazione di

Giorgio Coraglia

 

info@linotipia.it

 

 

 

 

 

 

 

L'ultima Linotype sul cavalletto

 

 

Karl R. Saddlemire at the Linotype 1981.

Published in the "Typographical Journal"

 

ENDWELL (NY). «Questo dipinto è stato creato da un artista del nostro dipartimento d'arte nel 1981 ed è poi stato pubblicato sul "Typographical Journal". Quella volta ero stato ritratto seduto all'ultima Linotype in cui ho lavorato. I miei capelli erano lunghi e neri e ora sono bianchi, avevo 41 anni quando "posavo", oggi ne ho 62. Ce la farò a lavorare ancora un anno prima di andare in pensione? Ho lavorato su molte Linotype durante la mia attività lavorativa, ho prestato la mia opera in sei diverse aziende. Era più piacevole il lavorare con la vecchia Linotype che non con il freddo computer».

Karl R. SADDLEMIRE (2 gennaio 2002)

 

 

Le «tenerezze» della sferragliante Linotype

RAVENNA. «Ottima l'idea del sito sulla Linotype! Un garbato invito non solo a ricordare ma, per i più ormai, a conoscere uno strumento sferragliante sì ma capace di "tenerezze" tipografiche, interlinee, spessori, rotondità di caratteri che anche per i più raffinati programmi di fotocomposizione sono irraggiungibili. Quando ho iniziato il mio mestiere di editore si faceva quasi tutto in linotype e ho resistito molto, anche con svantaggi economici, nel suo uso. Perché poi dal piombo si passava a una stampa che si faceva "tastare" sulla carta. E si vedevano allora uniti la mano del buon linotipista e il mestiere che, quando era veramente tale, mostrava l'occhio e la sensibilità dello stampatore.

«Anche oggi una bella pagina tipografica è sempre un piccolo godimento per chi la sa apprezzare, ma la "pressione" del piombo era un'altra cosa. E per farla capire mi sono fatte dare da una delle mie vecchie tipografie una cassettiera di matrici prima che andassero a finire in non so quale paradiso tipografico. E su cento persone che le vedono si è fortunati a trovarne una che sa che cosa siano».

Alfio LONGO (28 ottobre 2001) - «Angelo Longo Editore» www.longo-editore.it

 

Poesie e note sulla Linotype

David Andrus, il poeta canadese della Linotype

BURLINGTON (Ontario, Canada). «Ho fatto recentemente ristampare un libro sulla Linotype. S'intitola "In principio c'era la Parola" (Poesie & note per la Linotype), e ricorda il mio passato da linotipista negli Anni 60 e 70 in Canada. Io descriverei questo mio lavoro come un rimpianto per la perdita del mio mestiere di linotipista e una meditazione su quanto la mia esperienza sulla Macchina abbia influito sul mio stesso modo di pensare. Ti invio le mie poesie preferite».

David ANDRUS (13 ottobre 2001)

David Andrus è stato linotipista durante gli anni critici in cui la composizione a piombo fu rimpiazzata dal computer. Non c'era stata una così grande rivoluzione culturale dall'invenzione del carattere mobile di Gutenberg del 1450. Chiunque sia nato venticinque o più anni fa è stato toccato dalla Linotype. La maggior parte di libri, riviste e giornali sono stati composti su questa macchina da linotipisti come David Andrus. Per i compositori di allora il piombo era l'alchemica materia prima che essi trasformavano nell'oro della parola stampata. Il piombo è scomparso, ma non l'amore. «In the Beginning was the Word» ne cattura la dolorosa transizione in un vero e proprio lamento poetico. E' una dichiarazione d'amore per la Linotype. David Andrus è anche l'autore del libro «L'albero dell'oceano» e ha pubblicato diverse novelle. Questo è il suo secondo libro di poesie.

«In the Beginning was the Word» (prezzo US$9.50 + $1.00 per le spese postali) può essere ordinato alla: Eagle Press - 463 Enfield Road - Burlington, Ontario, Canada L7T 2X5 - e-mail: eagleprs@interlynx.net

«Dear Giorgio, I have recently had a book about the Linotype machine reprinted. Its title is "In the Beginning was the Word" (Poems & notes from the Linotype Machine), and recalls my years as a Linotype operator in Canada in the 1960s and 1970s. I would describe the book as a lament for my lost trade of Linotype Operator, and meditations on how my experience on the Machine affected my thinking».

David Andrus - e-mail: ddandru@sympatico.ca

David Andrus was a Linotype Operator during the critical years when hot-metal typesetting was replaced by computer technology. Not since Gutenberg’s invention of moveable type 500 years ago has there been a cultural revolution of such magnitude. Anyone born 25 years ago and more has been touched by the Linotype machine—Most books, magazines and newspapers were typeset on the machine, by Linotype operators like David Andrus. For hot-metal typesetters lead was the alchemical prima materia they transmuted into the gold of the printed word. The lead has disappeared, but the love has not. In the Beginning was the Word captures the pain of this transition in a true poetic lament.

David Andrus is the author of the novel The Ocean Tree. He had published many short stories,and this is his second book of poetry. The book can be ordered for US$9.50 + $1.00 shipping and handling from the following address:

Eagle Press - 463 Enfield Road - Burlington, Ontario - Canada L7T 2X5 - e-mail enquiries at eagleprs@interlynx.net

 

La Linotype: il primo processore di parole

MODESTO (California). «Ti voglio ringraziare per il bellissimo gesto di amicizia che mi hai fatto inviandomi una matrice. La prima volta che vidi una Linotype fu nel 1950. Rimasi sbalordito nel vedere questa magnifica macchina fondere righe e nel sentire il suo melodioso che le matrici producevano quando i linotipisti toccavano la tastiera. Quei suoni sono ormai andati, ma grazie a "Linotype & Linotipisti" facciamo sapere al mondo che il primo processore di parole fu la Linotype. Per ricambiare il tuo pensiero ti ho inviato il mio righello "pica pole" (dal vocabolario dei tipografi)».

Ernesto R. GOMEZ (11 ottobre 2001)

 

La «finesse» del linotipista

METZ (Francia). «Sono un anziano linotipista, ti invio le mie felicitazioni e una foto scattata durante una dimostrazione alla Fiera espositiva di Metz, nell'ottobre 1999, dove alla tastiera della Linotype ho potuto mostrare al pubblico tutta la finezza di questo mestiere... 

«Sono entrato al "Républicain Lorrain" (giornale regionale del Nord-Est della Francia, con una tiratura di circa 200 mila esemplari) nel 1959 e ho fatto il linotipista fino agli Anni Settanta, poi sono arrivate le nuove tecnologie e oggi sono un tecnico informatico. Mi complimento per il tuo sito e ti invio un fraterno saluto». 

Pierre PARMENTIER (3 ottobre 2001)

 

Pierre Parmentier, nell'ottobre 1999 alla Fiera internazionale di Metz, mostra al pubblico tutta la finezza del mestiere di linotipista. Incantati lo osservano le autorità regionali, il sindaco di Metz, il presidente della Fiera e M. Mathieu Puhl, direttore del giornale «Le Républicain Lorrain» 

Tutti un po' pazzi per la linotype

URBANIA (Pistoia). «Ho ventitré anni, ho frequentato l'Istituto statale d'Arte di Urbino e sono appassionato di arte tipografica. Due anni fa ebbi la possibilità di entrare in possesso di caratteri, con relative cassettiere, di un vecchio monastero nelle vicinanze di Pesaro, e con quelli anche una vecchia linotype della "menta" a un magazzino. Mi portai tutto a casa! I caratteri erano stati svuotati tutti dentro dei sacchi: così finora sono riuscito soltanto a mettere in ordine soltanto i corpi più grandi, i fregi e le lettere capitali di fine Ottocento. Entrai in contatto con una vecchia tipografia di Senigallia e acquistai una pianocilindrica OMCSA, una taglierina e un torchio tipografico Saroglia, tutta la mobilia e i caratteri. Altri caratteri con mobili e cassetti mi furono regalati da un'altra tipografia.

«Impiegai due mesi per cercare di rimettere in funzione la mia linotype (che io chiamo "la mia bambina"): era in pessimo stato, parecchio arrugginita, ma soprattutto aveva la distribuzione che non funzionava. Infatti le viti senza fine non giravano e le matrici cadevano tutte a terra. Questo era dovuto al fatto che il pezzo sul quale sono montate le viti, la scatola di distribuzione, eccetera, durante il trasporto si era spezzato. Smontai tutto il blocco e feci saldare il pezzo rotto, ma il saldatore non fece un ottimo lavoro e così fu necessario un mio lungo lavoro di lima e calibro per rimettere la distribuzione "in bolla". Alla fine riuscii a fondere, dopo aver sostituito una resistenza bruciata che mi costò ben 300 mila lire.

«Poi iniziai a risistemare la platina che fu smontata in parte da un mio collega... ma poi me la rimontai da solo. Ora tutto funzione, a parte la taglierina alla quale devo cambiare il raddrizzatore che mi si è bruciato e i rulli della macchina da stampa che stanno per sciogliersi.

«Ecco qui la mia storia. Sono veramente contento che sia stato realizzato un sito internet sulle linotype e spero che, nel caso in cui io abbia dei problemi alla macchina, lei mi possa dare dei consigli. Complimenti vivissimi. Peccato che di amanti della linotype non ve ne siano tanti (i miei amici, gli ex compagni di scuola e anche i paesani mi dànno del pazzo), ma la passione è la passione. A Urbino c'è una vecchia tipografia e il tipografo, che lavora con la moglie, è un grande amante delle linotype. Ha due macchine americane con doppia distribuzione e centratori, poi fuori all'aria, tutte arrugginite, due "menta" e anche una... accidenti come si chiama quella per fondere o corpi più grandi? quella a composizione manuale delle matrici? (Ludlow o Nebitype, n.d.r.). E' un tipo pazzo anche lui... Ma non sarà mica il piombo che dà alla testa?».

Willy BAFFIONI (21 settembre 2001)

 

«Ma quella è una letterina della linotaim!»

URBANIA. «Il suo cartoncino è veramente una chicca. Mia madre è letteralmente impazzita quando lo ha visto e ha esclamato: "Ma quella è una letterina della linotaim!". Non c'è nulla da fare; non pronuncerà mai bene quel nome. La "mia bambina" (la linotype, n.d.r.) ha la tosse! E' partito un relé. Così ho dovuto comporre a mano il libriccino per mia nipote. Voglio cambiare tutto l'impianto elettrico eliminando tutti i fili vecchi. Anche se odio tutte le cose elettriche mi devo arrangiare sempre da solo!

«Devo continuare il lavoro di rilegatura di 130 volumi d'arte che dovranno essere pronti per il prossimo Natale. Mamma mia che lavoro! Fortunatamente ho un bel torchio per fare le impressioni a secco sulla pelle, altrimenti sarebbe stato un lavoraccio».

Willy BAFFIONI (17 ottobre 2001) 

 

 

L'Intertype di «Paralelo 32»

al Museo di Crespo (Argentina)

CRESPO (Entre Rios). «Scrivo dall'Argentina, dalla provincia di Entre Rios. Sono l'editore del periodico "Paralelo 32" sin dal 1972. Ho conservato in buono stato una Intertype che poco tempo fa ho donato al museo di Crespo, la mia città. Vorrei sapere qualcosa di più su questa macchina. L'unico dato certo è il numero di fabbricazione sulla targhetta in bronzo: n. 2933. Conosce qualche altro particolare su questa macchina?

«Desidero che le nuove generazioni conoscano la Linotype e quanto essa ha significato per la storia dell'umanità. Vorrei che le numerose scolaresche della mia città e delle località vicine vengano al museo a conoscerla e possano ascoltare una spiegazione sul suo funzionamento e osservare dei foglietti illustrativi.

«Un grazie per la brillante idea di "Linotype & Linotipisti" che mantiene vivo il ricordo del mestiere del linotipista e di questa meravigliosa macchina. Il mio periodico ha un'edizione digitale. Con un clic all'indirizzo www.paralelo32.com troverà un articolo ("Paralelo 32 donó una linotipo al Museo de Crespo") sulla nostra Intertype».

Luis JACOBI, editore Semanario «Paralelo 32» (26 luglio 2001)

 

Nel sito di «Paralelo 32» c'è una pagina dedicata alla storia di questa Intertype arrivata al settimanale nel 1974 e rimasta in attività sino al 1994. Ancora in buono stato di funzionamento è stata donata al Museo Centenario di Crespo nel 2000. E' una macchina a tre magazzini, probabilmente una C3. Non ha la data, ma dal numero di fabbricazione (n. 2933) si può far risalire al dicembre del 1919. Uscita dalle Officine di Furman Street di Brooklyn (New York), ha lavorato per settantacinque anni. La storia dell'evoluzione dell'industria grafica, un originale omaggio alla mitica Linotype di uno scrittore messicano e l'inconsueta passione per la regina della tipografia che trasmettono le parole dell'editore Luis Jacobi rendono obbligatoria (e piacevolissima) la visita al sito di «Paralelo 32» agli amici della Linotype. (g.c.)

 

 

«Dài, giovanotto, taglia una riga»

BIELLA. «Linotype & Linotipisti è molto bello e, per chi ha visto ancora la linotype al lavoro, carico di suggestioni. Ormai da quindici anni facciamo impaginazione a video, e prima, comunque, in fotocomposizione. Ma ho fatto in tempo a vedere il lavoro perfetto della linotype e una certa sacralità nei gesti del compositore. "Dài, giovanotto, taglia una riga" e noi, giovani aspiranti al mestiere di giornalista, provavamo una sconfinata ammirazione per quell'artista che sapeva ordinare le nostre confuse parole.

«Dove starà, oggi, la sacralità del gesto? Nel violare, con un certo numero di click, tutti gli attributi di un testo fino a farlo "stare" nella sua gabbia?

«Ho apprezzato molto la poesia in piemontese pubblicata in prima pagina. Con relative traduzioni. E' segno che si reputa il dialetto alla stessa altezza delle ben più note lingue ufficiali che le stanno accanto».

Nedo Bocchio Chiavetto (28 febbraio 2001)

 

La Mergenthaler factory di Brooklyn

POINT LONSDALE (Australia). «Questo messaggio è breve, ma ti scriverò ancora. Volevo solo dirti che mi piacerebbe farti avere le mie esperienze come operatore di Linotype, Intertype, Fotosetter e Linotron typesetter. Iniziai la mia carriera all'età di 15 anni (ora ne ho 71) come compositore a mano. Lavorai per diverse aziende, tra le quali stampatori di libri, di riviste e di quotidiani. Durante il mio primo viaggio all'estero, nel 1951, visitai la fabbrica Mergenthaler di Brooklyn.

 

 

«Nel 1960 frequentai un corso di due settimane alla Intertype di Brooklyn per imparare di più sulla fotocomposizione, che l'azienda aveva già sperimentato dalla metà degli Anni 50. Allora lavoravo per il "The Herald" e per il "Weekly Times Ltd". 

«Quando avrò più tempo ti invierò la mia storia. Il tuo lavoro mi pare meraviglioso e ti offro tutto il mio appoggio».

John B. ELLIS (7 febbraio 2001)

 

Dall'arte nera all'arte bianca

MONZA. «Grazie per essere riuscito a fare un bellissimo sito sulla Linotype. Sono cresciuto, nonostante la mia giovane età (ho 36 anni) in linotipia, e ho avuto la fortuna di imparare a usare questa magica macchina: sono figlio di un linotipista.

 

 

Papà Augusto Pozzi alla linotype

 

«Purtroppo mio padre è morto due anni fa, ma è stato lui ad avviarci a questa attività: a 16 anni veniva mandato a scuola agli Artigianelli con indirizzo grafico e lì imparò l'arte. Lavorò al "Corriere della Sera", collaborò con altri giornali e nel 1954 si mise in proprio, dopo aver avviato all'attività anche il fratello, lavorando di giorno e la notte al giornale. Col passare degli anni, noi figli maschi siamo stati avviati al lavoro nella linotipia: dall'aiuto a spacchettare il piombo per caricare la fonditrice, alle consegne della composizione, alle pulizie delle macchine per poi arrivare a comporre sulle linotype. Io ho frequentato tre anni di scuola grafica ai Salesiani di Milano. Avevo scelto come indirizzo di lavoro il montaggio fotolitografico, ma sono sempre stato affascinato dalle linotype, dai loro complessi meccanismi. Oggi la mia famiglia si dedica all'arte bianca (abbiamo a che fare con il pane)».

Paolo POZZI (6 febbraio 2001)

 

Una perfetta giustificazione

WOODLAND HILLS (California). «Applaudo al tuo sforzo nel ricordare le linotype e i linotipisti. Quando ho ottenuto il mio primo lavoro nel giornale ero veramente giovane (era il 1947) e la linotype la faceva da padrona! Nel corso degli anni ho lavorato con parecchi linotipisti che ho rispettato come maestri di un'arte importante e difficile. Ancora oggi ricordo ai partecipanti ai miei seminari che i linotipisti erano preparatissimi nella grammatica e nella divisione dei vocaboli più di tanti professori universitari e faccio presente che nessun software editoriale è in grado di avvicinarsi al perfetto lavoro di giustificazione che svolgeva il linotipista. Sarei lieto di poterti essere utile e intanto informerò quanti conosco del tuo sito».

Ken Fermoyle, columnist (Ken's Korner) & publisher (23 dicembre 2000)

 

La stretta di mano firmata Rupert Murdoch

ARMIDALE (Australia). «Il mio rapporto con le linotype è iniziato quando lavoravo con le prime macchine per la trasmissione in facsimile usate allora dai giornali. Di solito queste apparecchiature risiedevano accanto al reparto delle linotype, macchine assolutamente affascinanti.

«Alla fine degli Anni 60 lavoravamo al "The Australian", la prima grande avventura di Rupert Murdoch nella pubblicazione dei giornali (fui persino presentato al grande personaggio che mi strinse la mano!). Avevano cambiato il vecchio sistema. Il testo veniva battuto su nastro, quindi elaborato da un computer, poi veniva "letto" dalle linotype automatiche. Da qui l'inizio della fine delle linotype».

Dean DAVIDSON, Computer Systems Officer, School of Psychology University of New England (10 dicembre 2000)

 

 

CONTINUA...

 

TERZA PAGINA 2

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