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LINOTYPE & LINOTIPISTI l'arte di fondere i pensieri in piombo
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PRESENTAZIONE
Andar per Linotype LA STORIA LINOTYPE WORKS
MATRICI
RICORDANDO LA LINOTYPE Musei della stampa con Linotype
CURIOSITà LINOTIPISTI GIORNALI & LINOTYPE El Clarín (Argentina) The Modesto Bee (California) Herald & Weekly Times (Australia)
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Poesie dedicate alla mitica Linotype e a una romantica professione
di Tonino Bergera e David Andrus
Tonino Bergera, il lino-poeta
«Nel luglio del 1967, terminati con successo gli studi, ho iniziato la mia attività lavorativa in qualità di linotipista dapprima presso la Tipografia Toso, poi nella Tipografia Ferrero di Romano Canavese. Nel maggio del 1968, auspice il mio ex maestro Vincenzo Coppo, sono entrato alla "Gazzetta del Popolo" per sostituzione ferie e vi sono rimasto fino all'ottobre successivo. Quindi dopo un breve periodo alle Edizioni Minerva Medica, nel giugno del 1969 sono stato assunto in pianta stabile presso l'antica e gloriosa testata torinese. «Lì ho poi vissuto in prima persona anche tutte le traversie che l'hanno travagliata: dalla famosa autogestione di ben quattordici mesi (dall'agosto del 1974 all'ottobre '75) fino alla definitiva, incredibile chiusura del luglio 1981. «E, con la chiusura della "Gazzetta", m'è toccato dire addio anche alla Linotype. Infatti tempo dopo, quando sono stato assunto al "Tuttosport", le tecnologie erano ormai cambiate. Così, a malincuore, ho dovuto trasformarmi in fotocompositore nonché in dimafonista. «Anche della "Gazzetta del Popolo", dei colleghi poligrafici e giornalisti, coltivo simpatiche rimembranze. Della Linotype, poi, continuo a essere "cotto"... I primi amori, si sa, non si scordano mai!». Tonino Bergera (21 aprile 2001) ________________ Fratelli in piombo
Fratelli in
piombo, noi linotipisti
di Tonino Bergera ________________ Canta ancora
La vecchia
Lino: tutta impolverata,
A canta ancora
Ëd póer la
tastiera ambërlifà,
With her old
keyboard covered in dust
Elle chante encore
Le vieux clavier souillé par la poussière,
moi et ma chaude fiancée, précise, jolie,
Poesia di Tonino Bergera, liberamente tradotta da Gianni Ellena Poem by Tonino Bergera, liberally translated by Gianni Ellena
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Cara vecchia Linotype
Novanta gran tasti per mano distesa di compositore che impugna la presa.
Matrici a ventaglio, notizie nell'aria, nel ventre crogiuolo di lega ternaria.
Poi dolce clangor di meccanica azione, eccentricità rincorrenti un pistone, gli spazi d'acciaio mordaci a salire per giustificare e poter trasferire; e va elevatore all'incontro puntuale col suo gran secondo che scende regale, raccoglie ed innalza alla distribuzione parole già pronte a rientrare in azione.
Del bel picchiettìo non s'arresta la «giga» se il linotipista sa andar riga-riga fornendo al «vantaggio» lucente bottino che irradia calor più del pan mattutino. Prosegue alto il canto del tempo che sale dal compositoio alla vite a spirale.
E sfido qualunque computer «solone» a indurre siffatta, suprema emozione!
di Tonino Bergera
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David Andrus, versi dal Canadadedicati alla LinotypeIn principio c'era la Parola - Poesie e note sulla Linotype, di David Andrus("In the Beginning was the World" - Poems & notes from Linotype Machine by David Andrus)"In the Beginning was the Word" (prezzo US$9.50 + $1.00 per le spese postali) può essere ordinato alla: Eagle Press - 463 Enfield Road - Burlington, Ontario, Canada L7T 2X5 e-mail: eagleprs@interlynx.net
Illusione
Un atto di illusione:
il foglio
incorniciato,
e tu sei
Cristo
tu sei
Ulisse
tu sei
Cortes
sei questo
finché e il piombo si raffredda.
An act of illusion: the
framed leaf, and you are Christ in Galilee you
are Ulysses you
are Cortes you are
this until and the lead cools. Il TAO della composizione
Adesso tutto ha un significato:
la parola
era nascosta
e
il tao della
composizione -
Oppure un
evento sincronizzato
i tasti che
aprono nuove strade
The TAO of Typesetting
"Copyright©2001, David Andrus"
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Palcoscenico Linotype "ETAOIN SHRDLU", di Fredric Brown
Questo è il riassunto di «Etaoin Shrdlu» - un breve fantastico racconto che vede una linotype protagonista - di Fredric William BROWN nato a Cincinnati (Ohio) il 29 ottobre 1906 e morto a Tucson (Arizona) l'11 marzo 1972. E' stato pubblicato la prima volta nel febbraio del 1942 in «Unknown Worlds». Poi si ritrova in «Angels and Spaceships», 17 brevi racconti, (E.P. Dutton, settembre 1954, $ 2.75, pp. 224). Viene poi rititolato «Starshire by Bentam» nel 1956. In Italia è stato pubblicato nel volume «Il Pianeta Helzapoppin», Edizione dello Scorpione, 1967, a cura di Valentino De Carlo con la traduzione di Ferruccio Alessandri. Poi una seconda edizione aumentata, 1968, De Carlo Editore, è stata stampata da: S.p.A. Officine grafiche Poligrafici Il Resto del Carlino, Bologna.
Per un po’ la faccenda della linotype di George Ronson fu piuttosto divertente; ma prima della fine cominciò a diventare un po’ troppo appiccicosa per essere confortevole. E anche se Ronson uscì indenne dall’affare, non gli avrei mai mandato il piccoletto col foruncolo se avessi immaginato che cosa sarebbe accaduto. Profitti favolosi o no, il povero Ronson ne ha ricavato troppi capelli bianchi. Walter Merold, tecnico di arti grafiche in pensione, viene cercato da un piccoletto con un foruncolo in mezzo alla fronte, proprio sopra l’arco del naso, come se ne vedono sulle statue di Buddha (gli orientali lo chiamavano il foruncolo della saggezza), che gli chiede di voler stampare una sola pagina con particolari matrici di linotype. Non bada a spese, vuole ordinare una serie di matrici e poi comporrà lui stesso una pagina alla linotype dopo aver appreso il suo funzionamento. Deve solo preparare «quella» composizione. Merold ordina le matrici e presenta I.P.C.F. (che sta per Il Piccoletto Col Foruncolo) all’amico linotipista George Ronson, proprietario di una piccola stamperia dove compone un giornale locale. Quindici giorni dopo I.P.C.F. occupa la linotype di George usando le nuove matrici- George e Walter vanno a pescare lasciando I.P.C.F. in tipografia. Al loro ritorno il piccoletto se n’era già andato sbarazzandosi delle matrici dai caratteri sconcertanti e portandosi via la composizione. Il giornale, quel fine settimana, uscì zeppo di errori di battitura. George si confidò con l’amico Walter dicendogli che la linotype batteva alla lettera quanto era scritto sull’originale. Qualunque altro comando della tastiera non veniva considerato. «Segue il testo… e non importa quali tasti premi: è questo l’ordine con cui scendono i caratteri». Walter si mise alla tastiera e dopo un paio di parole cominciò a far scorrere le dita giù nella prima e poi nella seconda fila di tasti: ETAOIN SHRDLU ETAOIN SHRDLU, mandando le righe in fusione. Sul vantaggio si allineavano però le righe che seguivano il testo. Andarono a bere e si ubriacarono. Il giorno dopo, George chiuse il giornale con un buon anticipo, nonostante il tempo perso per… l’ubriacatura. Era stato sufficiente far scorrere le dita a casaccio sui tasti perché la linotype componesse pari pari gli originali messi sul leggìo. Tanti soldi, vestiti e auto nuove. La linotype, che George aveva battezzato «Etaoin Shrdlu», lavorava a riga a riga, venti ore al giorno. George sempre più ricco, ma assai affaticato per l’enorme impegno, propose a Walter di alternarsi l’uno con l’altro ogni dodici ore. Persino il piombo non mancava mai: qualunque spazzatura gettata nel crogiuolo si trasformava in argentei lingotti. E la linotype, producendo grafite, si puliva gli spazi da sola. Walter rifiutò dopo aver consigliato a George di smettere anche lui perché la faccenda si faceva pericolosa. Un pomeriggio Walter tornò da George e lo trovò seduto alla scrivania, visibilmente distrutto: aveva la mano sinistra bendata: «Una sbruffata…». Adesso non riusciva neanche più a spegnere il motore: «Etaoin» si produceva la corrente da sé. «La linotype adesso lavora quaranta ore su cinque giorni la settimana». George aveva commesso l’errore di mettere in composizione un libro sul socialismo e i rapporti sindacali… La linotype adesso si muoveva e diventava aggressiva. Iniziava a ticchettare e sul vantaggio cadevano le righe: «Io, Etaoin Shrdlu, rivendico….». Etaoin leggeva e assimilava tutto quello che componeva. Difatti, dopo la lettura dei testi sindacali… Qualche giorno dopo Etaoin lasciò cadere sul vantaggio un’altra perentoria richiesta. Pretendeva che venisse installata un’altra linotype. Poco prima aveva composto un testo che descriveva particolari… relazioni. La richiesta doveva essere esaudita entro le ventiquattro ore. George era spaventato a morte. Voleva farla finita. Adesso era veramente terrorizzato. Non riusciva a trovare la maniera di distruggerla. Walter ripensò all’ometto col foruncolo. Gli venne un’idea e rassicurò George. «Un’ora e ritorno. E’ nel sacco!». Walter andò prima alla biblioteca e poi alla libreria principale. Ritornò in tipografia con dodici grossi volumi. Si mise seduto alla linotype. Aprì il primo libro sul leggìo. Etaoin iniziò a sputare le righe sul vantaggio. Il primo libro era finito, c’era già il secondo sul leggìo quando suonò la sirena di mezzogiorno, ma Etaoin stavolta non si fermò e continuò a comporre. Poi il terzo, il quarto… Quando al decimo volume cominciò a rallentare. Qualche secondo alla fine di un paragrafo o di una frase. Poi sempre più adagio. Alle dieci si fermò completamente. Walter si alzò e guardingo prese una chiave e tolse un bullone dal secondo elevatore. Poi, preso coraggio, aprì la morsa e iniziò a smontare altri pezzi: Etaoin era neutralizzata. L’idea vincente era stata la faccenda del «foruncolo». Il foruncolo di Buddha. La linotype era una mente vergine e imparava tutto quello che le si riversava dentro. Componendo libri sindacali entrava in sciopero, componendo scadenti riviste d’amore voleva una linotype gemella. Così George aveva presunto di nutrirla di buddismo, una religione che l’ha convinta dell’estrema futilità di ogni sforzo e azione. Etaoin aveva realizzato il Nirvana e ora stava lì a contemplarsi i suoi magnifici dieci eccentrici.
* * *
Il rumore della pioggia
Nell’ultima intervista prima di ricevere il Nobel, lo scrittore colombiano Gabriel Garcìa Màrquez racconta a Peter Stone: «Quando lavoravo per “El Espectator” a Bogotà, di notte, quando tutti erano andati a casa, mi mettevo a scrivere i miei romanzi. Mi piaceva il rumore delle macchine Linotype, che sembrava il rumore della pioggia. Se si fermavano, lasciandomi nel silenzio, non ero più in grado di lavorare». (Da «Intervista con Gabriel Garcìa Màrquez», introduzione e traduzione di Marco Cassini, Edizioni Minimum Fax, Roma, 1976). * * *Swifts
Stories of the high records made on Typesetting machines
by Dean Trickett
A very rare
booklet, consisting of 45 pages and of 5x7 inches in dimension, called
“Swifts”. Its author is Dean Trickett, who published it in Tulsa,
Oklahoma, in September 1941.
Co-authors
were W. J, Dowell, O. G. Geers, T. F. Smiley and Sara Lakey, proofreader-artist
(design of the cover and title page), all from Tulsa. The book recounts
the deeds of very valiant and fast Linotype operators (spanning the years
from 1899 until 1930) who challenged each other in tests of speed at the
Linotype machine in order to become “world champions” of speed maintaining
a very low quotient of errors.
The booklet was printed in 135 copies of which 100 were destined to be sold at 50 cents each Dean Trickett lived at 1124 South Rockford Avenue, Tulsa, Oklahoma. He reserved the copyright of the book, but I would like to publish it on my web site as a testimony of an old trade no longer in existence. I wonder if, with your help, I could still find the author or some of his descendants that will give me the authorisation to make public this curious and rare work? (giorgio coraglia)
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