LINOTYPE & LINOTIPISTI

l'arte di fondere i pensieri in piombo

 

PRESENTAZIONE
Amici della Linotype

Andar per Linotype
La posta di Linotype & Linotipisti

Recensioni

LA STORIA
Verso la composizione meccanica
Genesi della Linotype
L'inventore
La Linotype
Linotype in passerella
I meccanismi segreti

LINOTYPE WORKS
Italtype
Menta
Novatype

Linotype in England - L&M
Intertype

MATRICI
Come si fabbricava una matrice

Il percorso della matrice

Traldi & Simoncini

 

RICORDANDO LA LINOTYPE
In punta di penna

Musei della stampa con linotype

Neram (Armidale, Australia)

 

CURIOSITà
Cent'anni di Linotype
Linotype in versi
Etaoin
Linotype in filatelia

Linotypistes

Fuoritesto, foto mai viste

 

LINOTIPISTI
Linotipisti italiani

Donne in tastiera
Diario di un linotipista

Nostalgia
One last line of type

Scuola Grafica Salesiana

 

GIORNALI & LINOTYPE
La Stampa (Torino)

Gazzetta del Popolo (Torino)
Secolo XIX (Genova)
Tribuna de Lavras (Brasile)

La Nación (Argentina)

El Clarín (Argentina)

The Modesto Bee (California)

Herald & Weekly Times (Australia)

 

 

 

 

 

Linotype & linotipisti

in mezzo al mare

All'epoca dei grandi transatlantici, che solcarono gli oceani di tutto il mondo sino agli inizi degli Anni Settanta del secolo scorso, esisteva su queste piccole città galleggianti anche una piccola realtà che pochi ricordano: una tipografia. Queste grandi navi, che permettevano di raggiungere gli altri continenti prima dell'avvento dei moderni e velocissimi aerei, disponevano di piccole tipografie che offrivano le ultime notizie e stampavano i menù del giorno durante le lunghe traversate transoceaniche. "Linotype e Linotipisti" vuole dedicare un nostalgico ricordo ai tipografi che "componevano sull'onda (del pensiero e del cuore)", come ci racconta con grande passione l'amico linotipista Gino Emanuele Barbarossa.

_____________

 

La straordinaria

locandina dei ricordi

del linotipista

Gino Emanuele Barbarossa

La vita del linotipista a bordo delle navi, come l'ho vissuta io da ragazzo, a vent'anni, mi porta a ricordare una vita di sogni, di amori, di lavoro che mi dava la sicurezza di un guadagno che mi permetteva di mantenere la mia famiglia, ma soprattutto che mi ha permesso di girare il mondo, vedere tanti Paesi che mai e poi mai mi sarei potuto permettere di visitare.

Ho un grande rimpianto, non avevo esperienza, tante cose non le capivo, non le conoscevo, non sapevo cosa fosse l'arte: i musei, i monumenti, i quadri ecc.. Avevo la possibilità di riempirmi la mente e gli occhi di cose meravigliose, ma... Ho acquisito altre qualità, molto lontane dall'arte citata ma… ho avuto la fortuna di trovare un’altra arte, grande anch’essa, che l’ho vissuta e goduta negli anni migliori della mia gioventù, che mi ha aiutato enormemente nella crescita e nella formazione personale e professionale: l’Arte della Tipografia-Linotipia-Litografia.

 

La voce

del comporre sull'onda ©

(del pensiero e del cuore)

 

VARAZZE. E' venuto il momento che «invecchiando», ho pensato che sarebbe stato bello rivivere, racchiuso in poche parole, il mio passato-vissuto di linotipista. Senza ombra di malinconia, ma con grande gioia di testimoniare un passato che è nella storia e soprattutto è nel mio cuore, ricordo indelebile nella mia memoria, sono convinto che lo sia anche in tantissimi altri colleghi tipografi e linotipisti, di tutto il mondo, che hanno vissuto un'esperienza di vita e di lavoro unica, fatta di lontananza dalle proprie famiglie e dagli affetti, la vita a bordo di navi passeggeri, sia di linea che durante le crociere, abbia significato un qualcosa di gratificante e di giusto orgoglio per l'appartenenza ad una categoria con una specializzazione che ai più, marittimi e non, era quasi sconosciuta, pareva un gradino più in alto della loro conoscenza lavorativa e professionale. Facendo una riflessione sul mio vissuto, ritengo di essere stato fortunato, negli anni ‘60, di trovarmi nel posto giusto per essere avviato ad imparare l'arte della tipografia, presso l’Istituto «Sorriso Francescano» di Padre Umile, a Genova, che assisteva i ragazzi, avendo degli insegnanti eccellenti e dotati di una passione all’insegnamento di qualità rara, partendo dalla composizione a mano (Maestro sig. Tavella), della stampa tipografica e cartotecnica (Maestro sig. Ettore) e dopo qualche anno ad essere avviato alla conoscenza dell'uso della linotype (Maestro sig. Vespignani). Da lì è iniziato il mio cammino con la conoscenza del mondo, immenso, della tipo-linotipia e della litografia (ho anche la qualifica di macchinista litografo di seconda categoria, con apprendistato). Sono convinto che ogni linotipista ha una sua storia personale riferita alla linotype, e sarebbe bello poter leggere la storia di tanti altri linotipisti, potrebbe essere un modo per ritrovarci nel tempo presente, con ricordi meravigliosi del passato, e certamente, trovare qualcuno che non vediamo o sentiamo da anni. Perché no? Una bella rubrica per ritrovarci anche solo per leggere le rispettive sensazioni del passato.

 Non era così facile arrivare a imbarcarsi su un transatlantico e fare il linotipista a bordo a vent'anni, potete immaginare quanto oggi ne sono orgoglioso, forse l’ho capito tardi.

I miei periodi di imbarco sono qui di seguito elencati per testimoniare un «quinquennio d’oro»:

 

“Giulio Cesare”: dal 16 luglio 1966 all'1 agosto 1967

 

 

16 luglio 1966: il mio primo viaggio in Sud America con la "Giulio Cesare". Ero proprio un... LINOTIPISTA

“Leonardo da Vinci”:  dal 2 agosto 1967 al  27 settembre 1970 (con un viaggio sulla Cristoforo Colombo” dal 23 agosto 1968 al 27 settembre 1968)

 

Ero molto concentrato e... più giovane

 

 

"Libertà vigilata". Tutti amici e mattacchioni: veri tipografi

 

Volevo essere quello che... non ho potuto diventare prima: un ufficiale di marina

 

Settembre 1970. La "Leonardo da Vinci" è in partenza da New York: è il mio ultimo viaggio da marittimo. Si vedono le Torri gemelle in costruzione e l'Empire State Building che era (ed è rimasto, purtroppo) il grattacielo più alto

 

La tipografia di bordo era un luogo particolare, sempre decentrato, rispetto all'attività alberghiera, quasi sempre ubicata al centro delle navi, per avere una certa stabilità e sicurezza durante lo svolgimento dell'attività lavorativa. Eppure a pensarci bene, oggi, a distanza di anni e con la tecnologia attuale che ha cercato di cancellare un'arte, si l'arte tipografica, mi viene da sorridere a pensare quando durante la navigazione se c'era il mare grosso e si «ballava» un pochino, lavorare con la linotype era uno «spasso» (passatemi la definizione). Andava a farsi «benedire» la riga mandata in fusione nel momento che la nave subiva uno scossone, il crogiolo «sbruffava» si doveva bloccare la salita del carrello o il braccio-testina raccogli-matrici, toglierle a mano, finire il «giro» del motore manualmente per non rovinare qualcosa, dopodiché aprire e smontare le mould per ripulirle dal piombo uscito, risistemare bene con attenzione tutte le parti, rinchiudere la testata e riprendere il lavoro da dove si era interrotto. Questa operazione sarà stata fatta chissà quante volte dai linotipisti eppure anche se con qualche «moccolo» si è sempre continuato a fare il proprio lavoro con coscienza e con spirito collaborativo con i colleghi tipografi.

L’orario di lavoro a bordo era flessibile, a seconda delle esigenze.

Appena si partiva per il viaggio/crociera, si dovevano far trovare pronti i programmi delle attività giornaliere per distribuirli a tutti i passeggeri, delle varie classi con gli orari di ogni avvenimento, sia del ristorante che degli spettacoli, le norme di bordo e della sicurezza, l’arrivo e la partenza nei porti di crociera, ecc.

Si terminavano di preparare e stampare i menù, preparati dallo Chef, per le diverse classi, per il breakfast, il lunch e il dinner serale e gli eventuali dinner di gala.

Poi c’era la lista passeggeri, con tutti i dati anagrafici. E infine il giornale News in varie lingue se era un viaggio transoceanico o solo inglese per le crociere. Le notizie si ricevevano dalla Stazione Radio del Ponte di Comando, tramite telescrivente: venivano consegnate all’Ufficiale-Commissario addetto alla preparazione del giornale, il quale provvedeva a controllare e scegliere quelle da pubblicare, le titolava e le passava in tipografia dove venivano composte alla linotype e man mano che gli articoli erano pronti, i miei colleghi tipografi li impaginavano e si preparava una prima bozza da sottoporre al Commissario il quale la correggeva e la rimandava in tipografia per le varie correzioni. Fatte queste correzioni, si faceva la bozza di pre-stampa e si aspettava l’approvazione. Si stampavano in macchina tipografica piana, marca Nebiolo, non ricordo il formato preciso. In tipografia avevamo una macchina americana, Fairchaild, che riproduceva le fotografie e creava-incideva i cliché su materiale plastico, si prendeva questa pellicola spessa qualche millimetro e si attaccava sopra a un tacco di legno, già ad altezza dei caratteri tipografici, dalla forma quadrata o rettangolare secondo le necessità, così stampavamo anche foto di attualità oppure di archivio.

Una cosa molto importante che dovevamo fare subito in tipografia all’inizio del viaggio, era il Ruolo Equipaggio. Consisteva in tutti i dati anagrafici e di ruolo di tutto il personale di bordo presente al momento della partenza. Dovevamo farlo velocemente, essere molto attenti e precisi perché tra un viaggio e l’altro il personale cambiava di qualifica, di posizione, ecc. ed era un documento ufficiale, sia amministrativo interno della Società Italia, sia per le varie Autorità di controllo portuali dove facevamo scalo.

Come detto, l’orario di lavoro alla partenza era molto importante per cui l’orologio camminava per conto suo… Passati i primi due-tre giorni si tornava alla normalità, il lavoro prendeva un ritmo normale e si facevano orari normali: 6,30-7,00 fino alle 12,30-13,00 con l’intervallo del pranzo, il riposo pomeridiano per le attività personali, e si riprendeva alle 16,00 fino alle 19,30-20,00. Si cenava e la sera era libera, se si era fermi in porto si scendeva a terra e si faceva… un giro, ognuno il suo!

Durante le crociere in tipografia, con l’autorizzazione dovuta, si facevano iniziative promozionali/souvenir per i crocieristi, preparando raccolte di menù e programmi, che messi in opportune copertine, racchiuse con un nastro tricolore, si davano ai crocieristi come souvenirs.

 

 

Di ritorno da una di queste crociere, arrivato a Genova, era il 27 settembre 1970, decisi di sbarcare. Come ogni giovane, avevo 25 anni, mi incamminai sulla banchina, con il mio borsone, senza voltarmi, per non ritornare mai più su una nave. Ma oggi… mi volterei!

Dopo una settimana, ero già annoiato di stare fermo a casa, ho fatto una borsa e sono partito… deciso a proseguire il mio lavoro con una nuova esperienza in una grande città, Milano, dove ho trovato subito da lavorare in due diverse linotipie fino che sono arrivato a lavorare per la Linotipia Menta, la Casa costruttrice delle linotype Menta dove sono rimasto per circa tre anni.

Ho terminato di fare il linotipista alla fine del 1975 e dall'1 gennaio 1976 ho fatto un salto generazionale: il passaggio dal piombo della linotype alla fotocomposizione e, credetemi, senza vanto, con l'esperienza acquisita e una piccola passione per l'informatica (conosciuta navigando in America e appresa a Milano) mi sono inserito in maniera più che dignitosa e professionale in quel nuovo mondo. Ho vissuto e partecipato in prima persona alla trasformazione di molte tipo-lino-litografie alla fotocomposizione. La mia attività quotidiana era quella di insegnare ad usare i sistemi di fotocomposizione ai titolari e dipendenti di Aziende che non conoscevano la nuova tecnologia o addirittura di persone che non sapevano nulla di tipografia. Molte case editrici, banche, assicurazioni, aziende industriali, hanno in quel periodo aggiornato i loro centri stampa interni, abbandonando piano piano la collaborazione con le aziende grafiche che fino ad allora erano loro fornitrici. Io seguivo ogni giorno l'aggiornamento che avanzava e, credetemi, un pezzo del mio cuore che era legato al passato sul mare ma non solo, si stava velocemente e silenziosamente spegnendo, nel nome del progresso, e lo vedevo morire davanti ai miei occhi. E come testimone di una transizione epocale per il cambio tecnologico avvenuto nel mondo dell'arte tipografica, come a suo tempo lo fu la linotype a stravolgere il mondo della composizione tipografica, l'ho accettato, l'ho apprezzato, l'ho usato e sfruttato, fino a quando un giorno, dopo dieci anni di attività in proprio, stressato davanti ad un videoterminale di una fotocompositrice ho detto basta, e senza volgermi indietro, portandomi nel cuore il mio mondo tipografico, ho lasciato per sempre la tipografia.

Ho fatto altre professioni, ancora oggi sono in attività lavorativa (non tipografica), e come sempre svolgo il mio lavoro con coscienza e professionalità, ma sono lontano mille miglia da questo mondo. Io sono ancora là, con il cuore, a battere tasti e ascoltare la musica del ritmo dei movimenti della linotype, non importa la marca o il modello, conta solo una parola: linotype. In questa parola è racchiusa la storia e la vita di migliaia di persone di tutto il mondo, che parlano lingue diverse, ma con un risultato unico e grande: la riga di piombo. Nulla e nessuno può cancellare i miei ricordi, e sono certo che qualcuno si riconoscerà nel mio passato/vissuto.

Auguri. Ciao a tutti.

 

Gino Emanuele Barbarossa

caribestar@alice.it

(27 aprile 2009)

 

====================

Idea, grafica e realizzazione di

Giorgio Coraglia

 

info@linotipia.it

 

 

 

 

 

 

 

 

La Linotype mod. 31

dell'«Andrea Doria»

giace nell'oceano Atlantico

a 70 metri di profondità

 

 

L'«Andrea Doria» era stata varata il 22 dicembre 1952. Il 24 gennaio 1953 aveva compiuto il viaggio inaugurale che l'aveva portata ad attraccare al molo 84 del porto di New York. 

L'ultimo viaggio. Il 17 luglio 1956 salpava da Genova con 1134 passeggeri e 572 uomini d'equipaggio diretta a New York. Il comandante era Piero Calamai. Otto giorni dopo, il 25 luglio, al largo dell'Isola di Nantucket, alle ore 23, 15 minuti e 18 secondi, veniva speronata dalla nave svedese «Stockholm» e dalla falla prodotta dall'urto sulla fiancata iniziava a imbarcare acqua. Affonderà nove ore più tardi.

 

 

L'«Andrea Doria» stava compiendo la 101ª traversata e avrebbe dovuto concludere il suo viaggio a New York alle ore 10 della mattina successiva.

L'affondamento preannuncia la fine dell'epoca dei grandi transatlantici.

 

Primo Giannuzzi, meccanico-montatore di Linotype, ci ha inviato una curiosa fotografia di cinquant'anni fa dove campeggia una Linotype particolare: una mod. 31 in fase di montaggio sulla Turbonave «Andrea Doria», gioiello della cantieristica navale italiana, gemella della «Cristoforo Colombo».

 

Siamo nell'anno 1952. Primo Giannuzzi, a sinistra, monta la Linotype mod. 31 nei locali della piccola tipografia dell'«Andrea Doria» insieme con Marcello Auger, figlio dello Stenterello (la maschera fiorentina), un ottimo linotipista capace di 16-17 mila battute all'ora

 

 

 

 

 

 

 

Questi ultimi fotogrammi sono stati tratti dal film-documentario «Andrea Doria», prodotto da Raitre, di Giuseppe Giannotti; produttori esecutivi Laura Molinari e Maria Carla Pennetta; regìa di Giuseppe Giannotti

 

_________